Da Giornale di Brescia –
Itinerari nelle valli bresciane a cura di Franco Solina
www.giornaledibrescia.it
Rilievi Collinari
Periplo di Montisola
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ESURSIONE PIANEGGIANTE CON DISLIVELLI TRASCURABILI
Tempo previsto (giro completo) Ore 3/4
Carta I.G.M. (foglio: Iseo) 1:50.000
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Il periplo di Montisola a piedi è da segnare sul taccuino delle escursioni da suggerire a chiunque sia amante dei quattro passi; è effettuabile in qualsiasi mese dell'anno. Montisola rievoca emozioni antiche, è verde e costellata da rustici borghi, da viti e da olivi. Ma merita di essere vista anche per il suo patrimonio culturale e più in generale, per quell'atmosfera di dolcezza e di serenità che in ogni momento sa trasmettere anche ai visitatori esigenti e di gusti più raffinati. Montisola è la più estesa isola lacustre europea; il suo perimetro a lago si sviluppa per circa nove chilometri e la sua massima elevazione raggiunge i 600 metri; sulla stretta costola rocciosa della sommità sorge l'antico Santuario della Madonna della Ceriola, distinguibile da ogni altura prospiciente il lago. L'isola è collegata alla terraferma con corse giornaliere di battelli e traghetti; tra Sulzano e Peschiera Maraglio e tra Sale Marasino e Carzano sono previsti collegamenti nei due sensi ogni 15 minuti, a partire dalle 5 del mattino fino a tarda notte. Effettueremo l'escursione in senso antiorario, iniziando da Peschiera Maraglio, vecchio borgo di pescatori con viuzze strette tra antiche case, ingentilite da portali e fregi in pietra arenaria. Peschiera Maraglio, che è situata sulla punta sudorientale dell'isola, è nota per i suoi retifici e i suoi cantieri (già attivi nel 1600) specializzati nella costruzione di barche in legno e dei famosi "naecc", barche da pesca tipicamente sebine. Seguendo le indicazioni si prosegue per Carzano lasciando, dopo un breve tratto di strada dalla partenza, la deviazione a sinistra per Senzano e Cure. La strada si snoda pianeggiante fiancheggiata da pareti di roccia stratificata; superato il porto commerciale si perviene, dopo circa quaranta minuti di cammino dalla partenza, a Carzano, agglomerato sul lato nord-est dell'isola. Attraversato l'abitato (pittoreschi sono i suoi due porticcioli), si tocca la chiesa di San Giovanni Battista; sopra Carzano il gruppetto di case di Novale si raggiunge per un breve e ripido viottolo. Aggirato il capo nord-orientale si prosegue (seguire per Siviano) in lieve salita, lasciando a valle della strada un camping e poco oltre la località Paradiso; verso nord, dalle acque grigioperlacee emerge l'isoletta di Loreto. Eseguita un'ampia curva verso sinistra, il percorso si porta sul versante ovest per raggiungere Siviano dove ha sede il Comune. Il paese, che si estende tra olivi e viti sul pendio terrazzato, è dominato dalla possente torre medievale dei Martinengo; il suo piccolo porto (è un gioiellino) che si apre sotto il paese, a lato di una signorile dimora cinquecentesca, si raggiunge mediante una deviazione che si imbocca poco prima di entrare nell'abitato sulla destra. Ancora un altro po' di cammino ed ecco Sinchignano (siamo circa a metà giro) e al bivio per Senzano. La strada che lo raggiunge sale verso sinistra mentre noi procederemo in discesa per Menzino. Dopo circa un chilometro arriviamo a Sensole (imboccando un vialetto sulla destra si arriva al paese più velocemente), situato in una verde ansa, ben protetta dai gelidi venti del nord e dominato dalla quattrocentesca rocca Oldofredi; al largo, le acque del lago lambiscono la suggestiva isola di San Paolo. Ritornati sulla strada principale mediante un viottolo, l'escursione riprende verso destra. Tra lago e olivi dalle chiome leggere e dalle cangianti tonalità di verde, ci si avvia a concludere la gita, all'ormai non lontano punto di partenza. E se c'è ancora tempo a disposizione consigliamo di fare una puntata alla cima; da ogni punto dell'isola sale una strada o una mulattiera che si congiungono a Cure; continuando poi per comoda mulattiera, in venti minuti si raggiunge l'aerea sommità e l'antico Santuario della Madonna della Ceriola che si festeggia la seconda domenica di luglio con grande afflusso di gente. E che dire del panorama. É suggestivo, grandioso e da gustare senza fretta.
Rilievi Collinari
Traversata del Monte Orfano
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ESURSIONE PIANEGGIANTE CON DISLIVELLI TRASCURABILI
Tempo previsto (giro completo) Ore 3/4
Carta I.G.M. (foglio: Iseo) 1:50.000
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La traversata del Monte Orfano (o la doppia traversata nel caso si decidesse di ritornare al punto di partenza per la medesima via), è una piacevole passeggiata accessibile a chiunque; il tracciato è elementare, i dislivello sono minimi e il tempo di gita non è proibitivo; sono circa due orette considerando solo l'andata, inoltre l'escursione non ha preclusioni stagionali, anche se consigliabili sono la primavera e l'autunno. Curioso e interessante questo Monte Orfano; osservandolo dal Guglielmo, o da un qualsiasi rilievo del pedemonte, verrebbe da paragonarlo ad un gigantesco animale preistorico, adagiato in posizione di riposo, nella piatta pianura pedecollinare. In realtà, la lunga e stretta nervatura montagnosa, disposta obliquamente al limite meridionale della Franciacorta e a una ventina di chilometri a ovest della città, non è altro che il prodotto di uno degli ultimi sussulti del sollevamento alpino avvenuto circa venti milioni di anni fa. La sua struttura geologica si compone in prevalenza di rocce conglomerate (puddinghe) che si presentano (come sarà possibile constatare) sotto forma di ciottoli cementati. Per saperne invece di più sull’origine del nome - Orfano - abbiamo consultato il vocabolario topografico e toponomastico del Gnaga, ristampato in anastatica dal Giornale di Brescia nel 198 1. «Orfano - si legge a pagina 422 - monte isolato a nord-ovest di Rovato, compreso tra questo paese e la Spina di Erbusco. Nel territorio si chiama Monte di Rovato; il nome Orfano tuttavia è vecchio di 11 secoli in quanto già figurava in un documento del 795». Mentre la Guida alpina della provincia di Brescia del Cai riporta una interessante nota storica: «Vuolsi che qui salito nel 1701, il Principe Eugenio di Savoia, generalissimo dell'Esercito austriaco, abbia ideato il piano della battaglia di Chiari che vinse sul Francese Villeroi». A Rovato, seguendo le indicazioni si sale, dopo aver percorso nell'ultimo tratto l'acciottolata e suggestiva via S. Stefano, a parcheggiare sul sagrato del Convento della SS. Annunziata. La sua posizione panoramica è incantevole, posto com'è a balcone sulla pianura, tra coltivi e vigneti (ci sono anche olivi) adagiati sulle solatie propaggini del monte. Dal sacrato del convento si prende la stradina cementata che sale verso nord e in circa dieci minuti di cammino si giunge, dopo avere superato l'antica pieve di S. Stefano, al monumentale sacello dei Caduti di Rovato e al vicino rifugio del locale Gruppo alpini. Si scende alla vicina pozza e alla sottostante strada sterrata che sale da Coccaglio. La si percorre brevemente per poi prendere un sentiero che sale verso destra, tra un boschetto di pini neri, alla croce in legno di Coccaglio (metri 315). Discesi successivamente alla vecchia cascina Genovesina con trattoria, si riprende a salire costeggiando l'annesso vigneto per toccare poco sopra, una Madonnina e quindi raggiungere la Croce di Erbusco, posta a 381 metti di quota. L'escursione prosegue sempre molto interessante e panoramica alternando continui saliscendi e mantenendosi costantemente sulla dorsale spartiacque, punteggiata da numerosi appostamenti da caccia. Bella da ambo i lati la vista sulla pianura frazionare in geometriche figure multicolori a seconda della varietà delle colture e sui paesi situati nei pressi del monte; Rovato e Coccaglio all'estremità sud orientale, Cologne all'altro capo verso ovest, mentre Erbusco è situato a est sulle dolci propaggini delle colline moreniche sebine. L'altalenante percorso scende poi tra un bosco di pini neri ad accostarsi alla strada asfaltata che sale da Cologne e prosegue costeggiandola per un breve tratto; superato un ennesimo capanno, ci si abbassa verso sinistra sulla rotabile e la si segue per circa 150 metri dopodiché la si lascia per riprendere sulla destra il sentiero che sale alla croce di Cologne. Poco oltre la croce, dove è installato un ripetitore della Rai, l'escursione tocca la massima quota del Monte Orfano che è di metri 452. Si continua prima in discesa, lungo un sentiero, poi in piano su una stradina che porta alla non lontana croce di Zocco, posta all’estremità nord-occidentale del Monte Orfano dove concluderemo la gita; da lassù, si abbracciano ampie visioni della fascia prealpina e uno scorcio del lago d'Iseo incastonato ai piedi del Guglielmo. Dal ripetitore la strada asfaltata scende con due tornanti, alla chiesetta e al rifugio degli alpini di Cologne.